
Qualche giorno fa ho partecipato ad una discussione di famiglia. Niente di chè, un normale ritrovo di parenti che ciarlano del più e del meno. Argomenti vari e variegati: dalla politica nazionale a questa o quella battuta prossima di caccia per arrivare a temi della più svariata natura.
Nel caso della discussione in questione, però, è balzato fuori un argomento che, e lo dico senza retorica, non era mai nemmeno lontanamente entrato nelle conversazioni di quel genere. In più, si trattava di un argomento che non solo riguardava direttamente la mia famiglia ma, più in generale (ebbene si), l'INTERA popolazione montemurlese. Una popolazione che veniva osservata da una lente del tutto nuova ed assolutamente affascinante. Tutto merito della dottoressa Ilaria Londi, psicologa e bis cugina del sottoscritto, presente in quella stanza ed attivatrice del discorso.
Tutto parte da un seminario alla quale era stata chiamata a partecipare come relatrice e del quale ci ha reso partecipi. Il tema era all'incirca "l'eredità della cultura etrusca nel comportamento quotidiano". Insomma, tema da stomaci d'amianto e cervello fino. Così, dopo circa un paio d'ore dall'inizio del seminario il dottore responsabile della seduta pronuncia una frase che solletica la curiosità della nostra (più o meno, vado a memoria): "...perchè in Toscana ormai, c'è solo un paese, un solo centro cittadino che presenta nell'attuale popolazione diretti discendenti di sangue dagli antichi etruschi". Silenzio. Attimo di pausa e susseguente domanda: "E qual'è questo paese?"
La risposta? "Si chiama... aspettate... MONTEMURLO!"
A quel nome, la nostra dottoressa scatta in piedi: "Ma come? Io sono di Montemurlo!" La susseguente replica lascia poco spazio alle interpretazioni: "Mi dispiace per lei."
Io sinceramente non so da quale fonte storiografica ha attinto il nostro luminare per affermare una cosa simile. E' certo che si tratta di un'idea affascinante.
Il nostro paese presenta anche eredi di sangue dell'antico popolo pre-romano che abitava le nostre terre quasi tremila anni fa. Un popolo che, si sostiene, diretto discendente e parente della civiltà di Troia e delle popolazioni dell'Asia Minore. La civiltà assolutamente più evoluta di quelle presenti all'epoca. Probabilmente il nostro nome, Montemurlo, discende da quello del paese di Murlo, vicino Siena, uno dei siti archeologici più importanti. E allora, perchè dispiacersene? Perchè si rivela un peccato invece di una risorsa?
Per un aspetto culturale di questa stirpe: il loro rapporto con la morte. E' noto come per il popolo etrusco fosse significativa e in un certo senso positiva l'idea della morte che celebravano con banchetti e feste in onore del defunto. Non solo: la civiltà etrusca è stata quella che maggiormente ha utilizzato e venerato una pratica come il suicidio che veniva visto non come un aspetto denigratorio ma come un atto di coraggio e di nobiltà d'animo. Quando il funerale era di un suicida, il banchetto era ancor più sfarzoso.
Tralasciando la parte macabra della questione vorrei soffermarmi sul concetto simbolico di suicidio che può avere innumerevoli trasposizioni. In questa sede mi interessa parlare di quello politico riguardante i nostri amministratori. Si è aperta una delicatissima stagione che porterà dritti dritti alle elezioni del nuovo sindaco del prossimo Maggio. Settembre è il mese delle scelte, il mese forse più delicato perchè è ora che si delinea una strategia politica che deve essere portata avanti e difesa fino in fondo, anche a rischio di diventare inpopolari, anche a rischio, appunto, di suicidarsi (sempre metaforicamente, ok?) per difendere le proprie posizioni. E' questo il momento per ponderare bene il da farsi per mostrarsi di fronte ai cittadini nel miglior modo possibile. E'stato dato il calcio d'inizio per una partita che nessuno vuole perdere e che sarà combattuta in modo duro ma, speriamo, leale.
Quale scenario ci si para innanzi? Menchetti lascerà la sua poltrona dopo 10 anni di gestione nella quale ha alternato momenti estremamente positivi (dalla questione risolta della seconda tangenziale all'ammodernamento della città dal punto di vista edilizio. Personalmente, ritengo la nuova piazza della Rocca un vero gioiellino) ad altri a dir poco sconcertanti: dalla gestione del verde pubblico alla poca trasparenza sui temi ambientali passando per un lento tentativo di rilancio dell'economia locale. E allora è scattato il toto-sindaco con alcuni nomi che girano da tempo ma che ancora non trovano conferme: dall'attuale assessore all'edilizia e all'ambiente Franco Ganugi al suggestivo ritorno di Irene Gorelli, attuale assessore alle politiche giovanili della provincia di Prato, nonchè, ex assessore all'urbanistica e allo sviluppo economico a Montemurlo dal 1992 al 1995. E in un paese come Montemurlo nel quale la sinistra ha sempre garantito la mancanza di ricambio politico ricevere l'investitura dai piani alti del partito equivale ad una vittoria matematica.
Poi, ovviamente, le sorprese sono dietro l'angolo. Soprattutto ci aspettiamo un buon candidato anche a destra, fino ad oggi molto ermetica nelle sue valutazioni e che ha lasciato trasparire poco. Un modo per rendere le elezioni più avvicienti ed indecise, anche se sappiamo che dopo l'ultima tornata elettorale (politiche 2008: PD primo partito cittadino con 5200 voti), difficilmente potremo aspettarci novità. Una di queste potrebbe essere la Lega Nord, fino a ieri quasi invisibile sul territorio, oggi buona forza cittadina che vuol stupire ad ogni costo. Senza dimenticare Rifondazione che ha il suo zoccolo duro di voti sempre presenti.
Insomma, se davvero i nostri amministratori non vogliono farsi preparare un bel rinfresco d'addio alla politica e vedere le loro idee seppellite in un bel sarcofago votivo, devono eleaborare al meglio le proprie strategie. Indubbiamente i temi caldi saranno tre:
ECONOMIA: la parte sensibile della città. Si deve prospettare un rilancio vero del tessile per evitare le ulteriori chiusure di storici lanifici e conseguenti casse integrazioni; risolvere in un modo o nell'altro la questione della Lorenzi; nuove prospettive di lavoro sul territorio per i giovani; infine, l'elaborazione di nuovi strumenti per favorire l'economia locale (SCEC su tutti).
AMBIENTE E SALUTE: chiarezza sul problema dell'inceneritore (troppo tempo il comune è stato con due piedi in una staffa); aumento della raccolta differenziata e sviluppo massiccio del porta a porta; adeguamento della tariffa TIA sul modello di Capannori; chiarezza sulla gestione dei servizi affidati alle municipalizzate (anche dal punto di vista economico); sviluppo della risorsa bosco e del parco naturale del Monferrato.
EDILIZIA ED INFRASTRUTTURE: il nuovo centro cittadino (PG1 e PG2) e la loro validità all'interno del tessuto sociale; lavori stradali nelle zone industriali; il nuovo piano della viabilità; la riforma (perchè non si potrà fare altrimenti viste le proteste) della LAM con eventuale valutazione del ritorno delle vecchie linee (o la creazione di nuove, se più efficienti)
Sarebbe bello andare a scoprire l'eredità sanguigna dei nostri consiglieri ed assessori (ma anche del resto della popolazione) per andare a certificare se le parole di quel dottore hanno un fondamento di verità. Chissà se qualcuno di loro possiede nel corredo genetico i pregi ma anche i difetti di quel popolo: intelligente e vanesio, attivo e altezzoso, lussurioso e macabro. E quindi, con questo post, lancio un appello alla cittadinanza: se avete conoscenze e documenti che possano aiutarci a rintracciare le nostre origini scriveteci e fatecelo sapere (la mail la trovate nella home page).
E chissà che da quest'intervento non nasca una nuova presa di coscienza cittadina, incentrata sui nostri antenati. Chissà... magari scavando da qualche parte potremmo rinvenire una favolosa necropoli etrusca sotto i nostri piedi. Magari nel giardino di Villa Giamari. Quel ticchettio rinvenuto là sotto potrebbe essere qualcosa di questo genere (non necessariamente una bomba del periodo 1943-45) e così gli scavi (fino ad oggi rinviati) diventerebbero un grande strumento d'apprendimento per la cittadinanza e aiuterebbero la promozione di quella bellissima esperienza che è quella proposta dal LiberArt Cafè: pubblicizzata in pompa magna con tanto di articoli sui quotidiani poi mestamente chiusa "per pausa di riflessione estiva" (quando la gestione della cooperativa aspettava a gloria proprio l'estate per attrarre i giovani con mostre, installazioni, concerti nel parco stesso. Una decisione che sa di beffa), in silenzio, senza che nessuno se ne accorgesse. Un piccolo centro che cerca di proporre qualcosa di fresco e di nuovo alla popolazione, qualcosa che non si era mai visto da queste parti. Mercoledì scorso, fortunatamente il Cafè della biblioteca ha riaperto i battenti e perlomeno, almeno questo punto d'incontro e scambio d'idee continuerà a vivere.
Già, anche di questo si dovrà parlare in campagna elettorale se non si vuole morire politicamente: gli spazi per esercitare idee di libertà.
Alberto Niccolai